Venerdì 15/05/2026
a cura di AteneoWeb S.r.l.
Intelligenza Artificiale e nuove generazioni: la 'prudenza' e le sfide dei futuri professionisti
Nel quadro della tavola rotonda "Professioni 4.0 – l’Intelligenza Artificiale tra etica, diritto e mercato", svoltasi all'Università Cattolica di Piacenza per i 25 anni di AteneoWeb, la Dott.ssa Rebecca Mariani ha portato la prospettiva cruciale di chi si sta affacciando oggi sul mercato del lavoro.
Dottoranda di ricerca con doppia laurea in Giurisprudenza ed Economia, Mariani ha rappresentato le speranze e i timori dei giovani professionisti, sfatando il mito dei nativi digitali acriticamente entusiasti verso le nuove tecnologie.
Un approccio “prudentemente interessato” all'apprendimento
Nonostante la giovane età, Mariani ha definito il suo approccio all'Intelligenza Artificiale (IA) come “prudentemente interessato”. Nel suo intervento, ha sottolineato l'importanza di
distinguere tra il potenziamento delle modalità di apprendimento e la capacità stessa di apprendere. Sebbene l'IA velocizzi enormemente la ricerca e la fase di scrittura, non potenzia automaticamente la capacità umana di studiare e analizzare in profondità i concetti.
L'IA, essendo priva di coscienza, esegue comandi senza porsi domande: per questo motivo, suggerisce la Dott.ssa Mariani, deve essere concepita come una “compagna di vita” con cui dialogare e da consultare, non come un sostituto del pensiero critico.
Il limite della macchina: mai controllare l'IA con l'IA
Sul fronte prettamente operativo, Mariani ha raccontato di aver scelto consapevolmente di non utilizzare l'IA per redigere le sue tesi magistrali, ritenendo lo strumento ancora in una fase troppo primordiale per affidargli un compito di tale rilevanza e non sentendosi pronta a governarne appieno i risultati. Oggi, nella pratica accademica e di consulenza, utilizza la macchina principalmente come “starter” o come ausilio per rielaborare concetti ed espressioni linguistiche, fornendo sempre modelli corretti di partenza.
Tuttavia, ha lanciato un monito metodologico fondamentale per tutti i professionisti:
non bisogna mai fare l'errore di utilizzare l'IA per verificare un output generato dall'IA stessa. Essendo un perfetto esecutore progettato per assecondare l'utente, l'algoritmo tenderà immancabilmente a dare ragione a chi scrive il
prompt, ammettendo la colpa (dicendo "hai ragione tu") anche quando l'umano avanza correzioni palesemente errate. Il controllo finale e l'ultima parola sul lavoro devono, perciò, rimanere unicamente appannaggio dell'intelligenza umana.
La paura della sostituzione e la proposta del dialogo intergenerazionale
Dando voce ai timori dei suoi coetanei, Mariani non ha nascosto la reale preoccupazione delle nuove generazioni di veder soppresse le posizioni lavorative “junior” negli studi legali e commerciali. A conferma di quanto questi timori siano fondati, ha citato una recente sentenza del Tribunale di Roma che ha ritenuto del tutto legittimo il licenziamento per giustificato motivo oggettivo di una
graphic designer le cui mansioni erano state del tutto assorbite dall'implementazione di un software di intelligenza artificiale, in un'ottica di riduzione dei costi aziendali.
Per contrastare l'esclusione dei giovani in questo nuovo scenario, Mariani ha lanciato una proposta chiara ai professionisti senior:
“sfruttateci”. Le nuove generazioni non conoscono un mondo senza la tecnologia e possiedono una naturale attitudine verso questi strumenti; dovrebbero quindi essere impiegate e formate proprio per controllare e governare le macchine all'interno degli studi. Le competenze dei praticanti del futuro si sposteranno, inevitabilmente, dalla mera esecuzione materiale alla revisione critica dei processi automatizzati. A tal fine, è indispensabile
instaurare un forte dialogo intergenerazionale: i giovani dovranno mettere a disposizione l'agilità tecnologica, mentre i senior dovranno trasferire loro quell'esperienza pratica che la macchina non possiede.
L'insostituibilità della coscienza e il ruolo eterno del “Dominus”
Guardando agli scenari futuri, Mariani ha evidenziato il limite invalicabile dell'IA: l'assenza di un vissuto, di esperienze personali e di un'educazione umana. L’impossibilità di affidare la giustizia a un ‘giudice robot’ risiede nel fatto che una macchina, non possedendo una coscienza umana e non potendo quindi prendere distanza da sé stessa in senso autentico, non è in grado di giudicare i comportamenti umani con vera imparzialità e terzietà.
Nel mercato dei servizi professionali,
il rapporto umano tra coscienze rimarrà dunque il vero valore inossidabile. Rispondendo a una suggestione dal pubblico, Mariani ha concluso confermando che la costruzione della fiducia, l'empatia e la trasmissione di valori etici resteranno un perimetro esclusivo del “dominus” (o mentore), il cui ruolo di guida umana e professionale conserverà per i futuri praticanti un valore senza tempo.